Per informazioni sulla serendipità, prego rivolgersi in portineria, troverete un libro di Oscar Farinetti

Per informazioni sulla serendipità, prego rivolgersi in portineria, troverete un libro di Oscar Farinetti

Sapere di Gusto alla presentazione del libro di Oscar Farinetti Serend!pity50 storie di successi nati per caso

Lo spaccio di Cultura - Portineria di Comunità di Porta Palazzo a Torino. Nell'immagine, da sinistra, Oscar Farinetti, Davide Pinto e Amadeo, scultore del ghiaccio
Lo spaccio di Cultura – Portineria di Comunità di Porta Palazzo a Torino. Nell’immagine, da sinistra, Oscar Farinetti, Davide Pinto e Amadeo, scultore del ghiaccio

Un’edicola abbandonata che diventa una portineria di comunità, una piazza torinese delimitata da palazzi dai quali si affacciano teste di tori – che amo leggere in chiave apotropaica – circondate da ghirlande di pietra. Poi l’acciottolato dove hanno camminato e camminano ancora piedi che hanno portato in città culture diverse da quella locale e Affini Porta Palazzo, “fabbrica” che trasforma gli stimoli culturali e del gusto in proposte che fanno sempre riflettere, tra cucina e una mixologia capace di far rimbalzare la tradizione verso il pionierismo e l’avanguardia.

In un venerdì settembrino caldo come solo queste folli estati del nuovo millennio sanno essere – per il capitolo Cambiamenti climatici, loro conseguenze e nuove visioni ci vediamo da Green Pea a dicembre, e non aggiungo altro – Francesca Avetta ed io abbiamo partecipato alla presentazione del libro di Oscar Farinetti, Serend!pity50 storie di successi nati per caso (Slow Food Editore).

Il libro di Oscar Farinetti, Serend!pity – 50 storie di successi nati per caso (Slow Food Editore) e l'Americano Sbagliato di Affini
Il libro di Oscar Farinetti, Serend!pity – 50 storie di successi nati per caso (Slow Food Editore) e l’Americano Sbagliato di Affini

Nel porto culturale torinese per eccellenza che Davide Pinto ha dialettalmente chiamato Pòrta Pila, facendosi rappresentante di tutti i cittadini che così identificano quel luogo che la toponimia vuole si chiami Porta Palazzo, di riflessioni ne sono state fatte tante.

Con in mente i tempi in cui le dispense Meravigliose figurine per le mie ricerche e i due volumi del Devoto-Oli – che pesavano quanto Godzilla a stomaco pieno (no, non sono un non meglio identificato dinosauro anche io, semplicemente ai miei tempi si studiava così) – accompagnavano i miei compiti scolastici del pomeriggio, ho consultato un altro vocabolario, il Treccani, per condividere con voi l’esatta definizione della parola protagonista della presentazione.

serendipità s. f. [dall’ingl. serendipity, coniato (1754) dallo scrittore ingl. Horace Walpole che lo trasse dal titolo della fiaba The three princes of Serendip: era questo l’antico nome dell’isola di Ceylon, l’odierno Srī Lanka], letter. – La capacità o fortuna di fare per caso inattese e felici scoperte, spec. in campo scientifico, mentre si sta cercando altro.

Ecco, felici scoperte mentre si cerca altro, e – per estensione – felici scoperte che nascono da sbagli.

Potremmo discutere ore sul concetto di errore che a volte si porta dietro quelli di rimpianto e rimorso, oppure dei chissenefrega (dipende dalle situazioni e da chi siamo). Nel caso della serendipità associata allo sbaglio, però, nascono spesso cose buone. Quali? Aprite il libro e leggete le storie di persone che non si sono arrese, che dove alcuni vedevano fallimento, hanno visto un’opportunità di cambiamento, di chi ha (inventato? Scoperto? Serendipizzato?) la Nutella, il Barolo, il Panettone, fino all’Americano Sbagliato di Affini del quale racconta Davide Pinto nel capitolo che ha scritto e che inizia con la storia del capitano di cavalleria Federico Caprilli e finisce…in spirito.

L’errore, la scoperta, i grandi cambiamenti generati dai sentimenti, le collaborazioni professionali nate per comunità di filosofie e intenti anche dove ci sono grandi differenze, la disabilità che se da una parte ti fa perdere dei pezzi, dall’altra pone le basi per accogliere quelli che la serendipità ti offre, il fieno e il ghiaccio di categoria – che non è mica quello che tiriamo fuori dal freezer, formato negli stampini dati in dotazione dalla casa produttrice (anche in questo caso ci rivediamo da Green Pea, dovrò pur stimolare la vostra curiosità!), sono confluiti in un concetto più grande by Davide Pinto: “Le nuove sfide sono un pezzo in più di vita che ti viene lanciato.”

Ancora a proposito di concetti e relative considerazioni, vi lascio le parole di Oscar Farinetti: “Siamo la prima generazione che non aveva mai visto una guerra o una pandemia che ci ha posto davanti al tabù della morte.”

Mi collego a questo per fare con voi una ponderazione: pandemia, lockdown, fase 1, 2, 3…come si relazionano alla serendipità? Possono essere un abnorme (e drammatica, perché in molti sono stati colpiti duramente, sotto diversi aspetti), occasione di cogliere le serendipiche possibilità di fare qualcosa di buono mentre si cerca di uscirne?

Vi saluto chiedendovi ancora un momento di attenzione e parlandovi della cena che ha seguito la presentazione del libro, a base di Americano Sbagliato by Michele Marzella, in accompagnamento a tre tapas create dallo chef Niccolò Tealdi (due professionisti/artisti che non perdono occasione di farti apprezzare quanto si divertono a fare il proprio mestiere). Provocazioni che giocavano su errori diventati icone della cucina e della pasticceria: Tarte tatin alla cipolla con fonduta al gorgonzola, Spugna di panettone con tuorlo d’uovo fondente marinato alla Worcestershire, Risotto alla milanese al salto con gamberi lardellati e maio all’aglio nero e timo.

Il Risotto alla milanese al salto con gamberi lardellati e maio all’aglio nero e timo dello Chef Niccolò Tealdi di Affini Porta Palazzo
Il Risotto alla milanese al salto con gamberi lardellati e maio all’aglio nero e timo dello Chef Niccolò Tealdi di Affini Porta Palazzo

Alla prossima!

N.d.A. Sapere di Gusto è un magazine che fa brand journalism e che non si occupa – e non si occuperà mai – di politica, quindi prendete questa mia come un calembour mentale che mi ha fatto sorridere. Durante la serata si è anche parlato, non bene, di Trump: che gli “americani” sbagliati siano in realtà due?

Paola Uberti



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